Il giorno è giunto.
Inutile dire che la notte non ho dormirmito per nulla: come avrei potuto?!
Il giorno prima della mia partenza è stato orribile. Oltre alla paura di aver dimenticato qualcosa o di aver caricato troppo il mio bagaglio (il che si sarebbe rivelato poi il problema minore) bisogna aggiungere gli infiniti addii a parenti, vicini di casa, amici che puntualmente finivano con lacrime e pianti da parte di mia mamma e di mia nonna. Potrebbero darmi un Oscar per la mia forza di volontà: sono riuscita a trattenere tutte le lacrime, almeno fino alla sera....
Poi inizi a essere consapevole che ci sono un sacco di cose che farai per "l'ultima volta": ultimo bagno nella tua doccia, ultima volta che mangi un piatto di pasta decente con tua mamma è tuo papà, ultima volta che mangi il gelato ( è bello vedere come tutto si riduca ogni volta al: cosa mangiare...), ultima volta che accarezzi il tuo cane. E in mezzo a questo susseguirsi di ultime volte inizia a salirti la malinconia e la paura. Inizi a chiederti: sono sicura? Perché sto facendo questo? Sono pronta? Posso farcela? Credo di non aver realizzato quello che stavo facendo fino al giorno prima della mia partenza, e sapete una cosa? Ero spaventata a morte... Così la sera sono uscita con i miei amici a mangiare una pizza e a bere qualcosa (per l'ultima volta) perché non volevo stare a casa a pensare, a vedere mia mamma giù di morale e a guardare qualche stupido programma in TV con mio papà in attesa di andare a letto e svegliarmi la mattina all'alba per partire....
Così, anche se probabilmente i miei genitori avrebbero preferito che stessi con loro, sono uscita con i miei amici che sono riusciti a farmi sentire meglio (almeno fino al momento dei saluti, dove non sono riuscita a trattenere le lacrime). Sono tornata a casa alle 2 e mi sono "alzata" alle 4 con il cuore che batteva a mille.
Era il 26 agosto. Il tanto atteso 26 agosto.
Sono andata in aereoporto con i miei genitori, ho imbarcato la valigia (che, udite udite, pesava solo 22,7kg!) e mi sono diretta verso i controlli di sicurezza.
Scrivere questo post mi mette tristezza e mi fa riaffiorare le lacrime che ho versato quel giorno. Non sono riuscita a trattenermi e abbracciando i miei genitori mi sono messa a piangere come una bambina... Speravo di non piangere ma non ce l'ho fatta...
Poi passato il controllo di sicurezza con un fazzoletto in mano guardo il telefono e leggo un messaggio di mia mamma:
"Sara io non piango più, quindi non piangere neanche tu! Vai e vivi il tuo sogno❤️❤️"
E cosi BOOOM.... La vera avventura è iniziata!
Sara Orlando || 16 years old || from Italy, Milano || Exchange Student in Michigan a.s 2016/2017 || STS Foundation || Grazie a tutti quelli che visiteranno quest Blog, Buona lettura!
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lunedì 10 ottobre 2016
mercoledì 24 agosto 2016
SALUTI CHE SEMBRANO ADDII
Detesto questo momento. Quando devi salutare tutti perchè non vedrai più nessuno di loro per dieci mesi: parenti, amici, conoscenti, amici di famiglia, il tuo parrucchiere, il dentista, i professori.... Non importa a chi devo dire "Ciao, ci vediamo l'anno prossimo!", sono comunque sicura di due cose: la prima è che probabilmente farò in tempo a vedere quella persona altre mille volte, e a salutarla ogni singola volta come fosse l'ultima prima di partire, e la seconda è che, in ogni caso, sarò triste.
Perchè non puoi fare a meno di chiederti se quando tornerai il vostro rapporto sarà uguale, se lui o lei sarà uguale o si comporterà diversamente con te; non puoi fare a meno di comandarti se ti mancherà, e quanto ti mancherà. Ogni singola cosa che qui, in Italia, sembrava un'abitudine e qualcosa di poco importante, la sarà qualcosa di cui sentirai la mancanza: così le chiaccherate mattutine con gli amici del pullman, oppure con la bidella a scuola saranno insostituibili. Tu sai per certo che in qualunque posto tu andrai certe cose non puoi che trovarle a casa tua. Allora inizi a sperare che ovunque tu andrai troverai qualcosa, non di simile, ma di paragonabile e sostituibile a quelle abitudini che però, senza che neanche te ne accorgessi, ti facevano sentire felice e ti miglioravano la giornata.
E in quest'ottica ogni saluto diventa un po' straziante; persino quello delle persone con cui non avevi legami particolari, o addirittura con cui litigavi più spesso.
Perchè non puoi fare a meno di chiederti se quando tornerai il vostro rapporto sarà uguale, se lui o lei sarà uguale o si comporterà diversamente con te; non puoi fare a meno di comandarti se ti mancherà, e quanto ti mancherà. Ogni singola cosa che qui, in Italia, sembrava un'abitudine e qualcosa di poco importante, la sarà qualcosa di cui sentirai la mancanza: così le chiaccherate mattutine con gli amici del pullman, oppure con la bidella a scuola saranno insostituibili. Tu sai per certo che in qualunque posto tu andrai certe cose non puoi che trovarle a casa tua. Allora inizi a sperare che ovunque tu andrai troverai qualcosa, non di simile, ma di paragonabile e sostituibile a quelle abitudini che però, senza che neanche te ne accorgessi, ti facevano sentire felice e ti miglioravano la giornata.
E in quest'ottica ogni saluto diventa un po' straziante; persino quello delle persone con cui non avevi legami particolari, o addirittura con cui litigavi più spesso.
martedì 23 agosto 2016
LA PRIMA LETTERA DAL MICHIGAN with love
Infatti, abbiamo trovato questa lettera, indirizzata ai miei genitori italiani, arrivata direttamente dall'Upper Michigan. Io sono senza parole (in compenso mia mamma ha finito le lacrime). Inizio già ad amarli hahahaha e sono sicura che mi troverò benissimo con loro!
Vi riporto il testo della lettera:
Rodolfo+Antonella,
the day is coming soon. Sara will be leaving you both; I want you to know she is oming to a loving home. We are very excited to have her. We will offer her the best experience we can. Yuo are welcome to visit anytime. I can't image how it must feel to let her go, but you are amazing parents to offer her this experience. Our prayers are with you!Look forward to finally meeting Sara. God Bless!
RIEPILOGO VOLI
Quando ricevi finalmente il riepilogo dei voli e ti rendi conto di tre cose:
- Mancano solo tre giorni alla tua partenza
- Sarai distrutto quando arriverai dalla tua famiglia ospitante perchè devi passare prima cinque giorni a New York dopo non so quante ore di volo e perchè pure nel volo interno devi fare scalo a Detroit
- Capisci che non sei per nulla emozionata al fatto di andare a New York, e questa mini-vacanza scala quasi in ultimo posto sulla lista delle cose a cui stai pensando
ULTIMO GIORNO DI SCUOLA ITALIANA CON SORPRESA
lunedì 22 agosto 2016
COLLOQUIO DI SELEZIONE E APPLICATION
sabato 20 agosto 2016
CORNELL, UPPER MICHIGAN

Il 26 agosto partirò per New York. Ma non sarà quella (purtroppo) la mia destinazione definitiva! Dopo aver passato quattro giorni nella "Grande Mela" arriverò in una piccola cittadina dell'Upper Michigan, sul lago Michigan, chiamata ESCANABA.
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| Escanaba, vista dall'alto |
Qui a Escanaba frequenterò l' High School, insieme alla mia Host-Sister Veronica. E' una cittadina sul lago Michigan, nella contea di Delta.Non ho ancora capito cosa c'è precisamente in questa città... Ho solo capito che non è grandissima, ci sono circa 12.000. Neanche la scuola deve essere enorme, circa 800-1000 alunni.
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| Mascotte della scuola |

Io però non abiterò proprio a Escanaba, ma bensì a CORNELL, che dista circa 15 miglia (ovvero 24 Km). Cornell è un piccolissimo paesino abitato da meno di mille anime "nell'entroterra" rispetto alla costa del lago. Si trova immerso ai boschi, credo sia composto da tre vie al massimo (hahah) ed è attraversato da un fiume(ciattolo?).
Si, avete ragione... Non ho capito un bel niente delle grandezze \ distanze \ quanto sono sperduti \quante persone ci sono. Ma non ho trovato molto su Internet e per di più non riesco ad accedere al sito della scuola, quindi non ho potuto spiare nulla!
Non vedo l'ora di scoprire quanto freddo faccia (spero non troppo) e di vedere tutto con i miei occhi. Per ora mi sembra tutto bellissimo anche se non è la metropoli o la cittadina del sud nella quale mi ero sempre immaginata se pensavo al mio anno all'estero. Ma in fondo è questo il bello.... no?
giovedì 18 agosto 2016
PRO E CONTRO
Per chiunque fosse interessato a vivere un'esperienza simile,
per chiunque fosse deciso a farlo ma ha bisogno di un po' di motivazione,
per chiunque abbia bisogno di argomenti a suo favore da sostenere con insegnanti e genitori,
per chiunque voglia essere pronto a ribattere a chi dice "cosa parti a fare"?
per chiunque sia semplicemente curioso di scoprire il perchè....
bene, questo post è qui per voi !
per chiunque fosse deciso a farlo ma ha bisogno di un po' di motivazione,
per chiunque abbia bisogno di argomenti a suo favore da sostenere con insegnanti e genitori,
per chiunque voglia essere pronto a ribattere a chi dice "cosa parti a fare"?
per chiunque sia semplicemente curioso di scoprire il perchè....
bene, questo post è qui per voi !
DOVE TUTTO E' INIZIATO
Partiamo dal principio.
Sfido chiunque a dire che non ha mai desiderato vivere in un film. Magari un film americano. Avete presente no? Uno di quei fil in cui pagheresti per diventare la protagonista, anche se fosse un film horror. Gli armadietti, gli autobus gialli, il gruppo delle cheerleader, il ragazzo più bello della scuola (che immancabilmente gioca a football), il teatro e la scuola di High School Musical che, ammettiamolo, è l'ideale per eccellenza della scuola americana.
Ora, se voi veniste a conoscenza che il vostro sogno più grande è realizzabile, che potete vivere per un intero anno come un ragazzo americano, cosa fareste? Beh, io sarei partita anche il giorno stesso!
Così a febbraio 2015 (si, moooolto in anticipo) ho iniziato a informarmi sulle varie associazioni con cui era possibile fare una cosa del genere. Ora vi starete chiedendo... Perchè così presto? Bene, la risposta è più semplice di quel che credete. Se siete figli unici come me - ma anche se avete 23 fratelli e 32 sorelle- saprete benissimo che convincere i genitori a lasciare per un'anno intero, alla dolce e tenera età di 16 anni, il covo materno per andare chissà dove con chissà chi a fare chissà cosa non è così semplice.
Così la mia "opera di convincimento" è dovuta iniziare un bel po di tempo prima. Sapevo che non sarebbe stato facile convincere mia mamma ma poi, all'alba di ottobre 2015, ho iniziato a costringerla (esatto, costringerla, contro tutta la sua volontà) a partecipare agli incontri formativi di alcune delle associazioni che avevo sentito nominare da altri Exchange Student. E a novembre è arrivata l'approvazione (anche se detta così è un parolone) dei miei genitori: così mi sono iscritta per trascorrere un anno scolastico in America con STS, un'associazione che ha una sede a Milano e che riconoscete sicuramente per il colore-marchio: GIALLO. (Se siete all'estero, in qualche grande città, e vi capita di vedere un gruppo di ragazzi con la maglietta e lo zainetto giallo, siete sicuri che stanno viaggiando con STS, senza alcun dubbio!).
Prima di essere ammessa ufficialmente al programma ho dovuto sorpassare alcuni Steps: primo tra tutti il tanto temuto colloqui di selezione e il test ELTIS che certifica il tuo grado di conoscenza della lingua del paese in cui andare. Con il senno di poi posso assicurare che rispetto alla sfida affrontata con mia mamma, soprattutto, per convincerla a farmi partire -e a finanziarmi!- questo tanto temuto colloquio di selezione è paragonabile al mettersi le scarpe la mattina. Ovvero nulla di che.
Ora, nonostante siano passati molti mesi dalla mia iscrizione, mia mamma continua a domandarmi la motivazione della mia scelta. E devo dire che la domanda "ma perchè hai fatto questa scelta?" (che di solito precede la domanda: "ma vai con qualche altro tuo compagno di classe?") è quasi scontata quando comunichi a chiunque che tra un po' sparirai dalla faccia della terra per andare un anno in America (neanche fossi la Cristoforetti).
to be continued....
Sfido chiunque a dire che non ha mai desiderato vivere in un film. Magari un film americano. Avete presente no? Uno di quei fil in cui pagheresti per diventare la protagonista, anche se fosse un film horror. Gli armadietti, gli autobus gialli, il gruppo delle cheerleader, il ragazzo più bello della scuola (che immancabilmente gioca a football), il teatro e la scuola di High School Musical che, ammettiamolo, è l'ideale per eccellenza della scuola americana.
Ora, se voi veniste a conoscenza che il vostro sogno più grande è realizzabile, che potete vivere per un intero anno come un ragazzo americano, cosa fareste? Beh, io sarei partita anche il giorno stesso!
Così a febbraio 2015 (si, moooolto in anticipo) ho iniziato a informarmi sulle varie associazioni con cui era possibile fare una cosa del genere. Ora vi starete chiedendo... Perchè così presto? Bene, la risposta è più semplice di quel che credete. Se siete figli unici come me - ma anche se avete 23 fratelli e 32 sorelle- saprete benissimo che convincere i genitori a lasciare per un'anno intero, alla dolce e tenera età di 16 anni, il covo materno per andare chissà dove con chissà chi a fare chissà cosa non è così semplice.
Così la mia "opera di convincimento" è dovuta iniziare un bel po di tempo prima. Sapevo che non sarebbe stato facile convincere mia mamma ma poi, all'alba di ottobre 2015, ho iniziato a costringerla (esatto, costringerla, contro tutta la sua volontà) a partecipare agli incontri formativi di alcune delle associazioni che avevo sentito nominare da altri Exchange Student. E a novembre è arrivata l'approvazione (anche se detta così è un parolone) dei miei genitori: così mi sono iscritta per trascorrere un anno scolastico in America con STS, un'associazione che ha una sede a Milano e che riconoscete sicuramente per il colore-marchio: GIALLO. (Se siete all'estero, in qualche grande città, e vi capita di vedere un gruppo di ragazzi con la maglietta e lo zainetto giallo, siete sicuri che stanno viaggiando con STS, senza alcun dubbio!).
Prima di essere ammessa ufficialmente al programma ho dovuto sorpassare alcuni Steps: primo tra tutti il tanto temuto colloqui di selezione e il test ELTIS che certifica il tuo grado di conoscenza della lingua del paese in cui andare. Con il senno di poi posso assicurare che rispetto alla sfida affrontata con mia mamma, soprattutto, per convincerla a farmi partire -e a finanziarmi!- questo tanto temuto colloquio di selezione è paragonabile al mettersi le scarpe la mattina. Ovvero nulla di che.
Ora, nonostante siano passati molti mesi dalla mia iscrizione, mia mamma continua a domandarmi la motivazione della mia scelta. E devo dire che la domanda "ma perchè hai fatto questa scelta?" (che di solito precede la domanda: "ma vai con qualche altro tuo compagno di classe?") è quasi scontata quando comunichi a chiunque che tra un po' sparirai dalla faccia della terra per andare un anno in America (neanche fossi la Cristoforetti).
to be continued....
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